Annunci, promozioni, spot pubblicitari, sponsorizzazioni, intervalli… li chiamiamo in tanti modi, ma si tratta sempre di pubblicità!
Il termine “pubblicità” proviene dal francese “publicité”, ovvero “pubblico”.
L’Enciclopedia Treccani ci dice che la pubblicità è «divulgazione, diffusione tra il pubblico. In particolare, l’insieme di tutti i mezzi e modi usati per segnalare l’esistenza e far conoscere le caratteristiche di prodotti, servizi, prestazioni di vario genere predisponendo i messaggi ritenuti più idonei per il tipo di mercato verso cui sono indirizzati».
Continua a leggere questo articolo per scoprire tantissime curiosità sulla storia della pubblicità!
Pubblicità sì, ma non solo per vendere
Attenzione, non parliamo solo di scopi commerciali: esiste anche la pubblicità di interesse sociale, che fornisce informazioni utili ai cittadini, così come quella politica e religiosa.
In particolare, se parliamo di società, parliamo spesso di “propaganda”, un fenomeno che esiste da sempre; l’Impero Romano, ad esempio, ha costruito la propria fama nel corso dei secoli grazie alla propaganda.
Con l’invenzione della stampa, però, la diffusione delle informazioni ha subito un’accelerazione, soprattutto quando sono arrivati la stampa a colori e il cinematografo dei fratelli Lumière.
In particolare, la propaganda, ha giocato un ruolo cruciale in tempi di guerra.
La sua diffusione massiccia per motivi bellici si deve alla necessità dei governi di mobilitare l’opinione pubblica, mantenere alto il morale delle truppe e della popolazione civile, e demonizzare il nemico. Attraverso i propri manifesti, i governi potevano giustificare le loro azioni, reclutare soldati, raccogliere fondi e persuadere la popolazione a sostenere lo sforzo bellico.
Anche film e trasmissioni radiofoniche venivano utilizzati per diffondere messaggi patriottici e di incoraggiamento.
Chi non conosce “I WANT YOU”?

Il volto è dello “Zio Sam”, una personificazione nazionale degli Stati Uniti d’America che ricorda ai giovani quanto la loro Nazione abbia bisogno di loro. La campagna fu estremamente efficace, secondo il New York Times del 1961, furono superate le 5.350.000 copie.
Con il boom economico post-guerra, ci fu un’enorme evoluzione del marketing.
Le aziende sentivano la necessità non solo di far sapere che esistevano, ma anche di convincere i consumatori a scegliere proprio i loro prodotti o servizi, mettendo in risalto qualità e prestazioni. Tutto, dalla grafica al copywriting, stava cercando di diventare sempre più efficace ed efficiente.
“Diamonds are forever”

Nel 1947, il principale venditore di diamanti al mondo cercava un nuovo slogan.
Quando Frances Garety dell’agenzia pubblicitaria N. W. Ayer & Son suggerì “Diamonds are forever”, l’idea non fu subito accolta con entusiasmo. Tuttavia, gli americani iniziarono presto a percepire quella frase come il simbolo dell’amore eterno, diventando uno degli slogan più iconici del XX secolo.
“Make love, not war”

Nato negli anni ’60 durante la guerra del Vietnam, lo slogan “Make Love Not War” è diventato simbolo di un movimento di protesta ed è fortemente associato agli hippie e alla loro filosofia di amore libero. Ci sono diverse storie sull’origine precisa di questo slogan, ma tutti concordano che sia apparso per la prima volta nel 1965. La frase incapsula il desiderio di pace e la resistenza contro il conflitto, rappresentando un potente messaggio contro la guerra.
“Just do it”
Lo slogan “Just Do It”, di cui abbiamo già parlato nel blog, ha una storia sorprendente che risale al 1988. Durante la creazione dello slogan per Nike, Dan Wieden, dirigente pubblicitario, si ricordò delle ultime parole di Gary Gilmore, un condannato a morte nello Utah, che disse “Let’s do it” prima dell’esecuzione. Wieden modificò leggermente la frase, trasformandola in “Just Do It”. Questo slogan è diventato uno dei più riconoscibili e motivanti nella storia della pubblicità, incitando le persone a superare le proprie sfide. Il successo di “Just Do It” ha contribuito a definire l’identità di Nike, rendendola sinonimo di determinazione, resistenza e successo sportivo. Negli anni, Nike ha utilizzato questo slogan in campagne pubblicitarie che hanno incluso atleti di fama mondiale e persone comuni, ispirando milioni di persone a raggiungere i loro obiettivi, qualunque essi siano.
“Think different”

Nel 1997, l’agenzia pubblicitaria TBWA/Chiat/Day fu incaricata di creare un nuovo slogan per Apple che esortasse a pensare fuori dagli schemi e ad esplorare nuove possibilità.
“Think Different” venne presentato da Steve Jobs durante una fiera chiamata Macworld e divenne subito un potente messaggio associato al marchio Apple. Questo slogan contribuì a consolidare l’immagine di Apple come un’azienda innovativa e visionaria, elevandola a uno dei brand più influenti e riconosciuti a livello globale.
A dare man forte al proprio slogan, è interessante anche la scelta dei protagonisti dello spot: le personalità che più hanno fatto la storia dell’umanità nel ventesimo secolo.
La storia della pubblicità in sintesi
Di slogan che hanno fatto la storia della pubblicità ce ne sono tantissimi.
Sai perché? Le campagne pubblicitarie moderne con i loro slogan incisivi accattivanti, sono pensati e studiati per vendere un’esperienza.
Con poche parole si devono evocare emozioni, stimolare azioni e riuscire a restare impressi nella memoria storica collettiva. A testimonianza della loro efficacia sono sicura che se ti dico I’m lovin’ It, Dove c’è Barilla c’è casa, No Martini No Party, Redbull ti mette le ali… non hanno bisogno di spiegazioni, vero?
